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IMPARARE A LEGGERE L’EMOCROMO

aprile 19, 2018 0
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L’EMOCROMO o ESAME EMOCROMOCITOMETRICO è un esame del sangue molto importante prescritto spesso come screening preliminare dello stato di salute di un individuo, in quanto permette di individuare alcuni campanelli di allarme per cui è necessario un approfondimento.

 

Cosa mette in evidenza l’emocromo?

L’emocromo ci permette di avere una conta di tutte le cellule presenti nel sangue, che normalmente vengono indicate con delle sigle che non sempre è facile identificare, ma che è indispensabile saper leggere e capire.

 

Perché è necessario eseguirlo?

L’emocromo è un esame mirato a verificare specifici parametri ematici del paziente e può essere prescritto dal Medico per diversi motivi:

  • monitorare l’andamento delle terapie in corso in caso di patologie conclamate;
  • inquadrare meglio una patologia sospetta confermando una diagnosi di infezione, infiammazione o altro;
  • per mantenere sotto controllo la conta di alcune cellule presenti nel sangue la cui carenza o eccesso è responsabile di importanti patologie;
  • conoscere e accertarsi del proprio stato di salute.

 

Chi deve eseguirlo?

  • L’emocromo è un’analisi che ogni persona dovrebbe effettuare almeno una volta all’anno, anche in assenza di sintomi
  • E’ fortemente consigliato e indispensabile in presenza di alcuni segnali specifici che ad esempio possono ricondurre a una condizione di anemia o di infezione, così come in tutti i casi in cui il medico curante debba escludere una malattia che riguarda le cellule del sangue.
  • I pazienti sottoposti a trattamenti chemioterapici o altre terapie che indeboliscono fortemente l’organismo, dovrebbero eseguire l’emocromo abbastanza frequentemente per tenere sotto controllo i valori del sangue e i possibili effetti collaterali dei farmaci

 

Dove si può eseguire? Bisogna essere a digiuno?

Per eseguire un emocromo basta recarsi presso il proprio Laboratorio Analisi di fiducia ed effettuare un semplice prelievo di sangue venoso, inoltre non è necessario essere a digiuno, condizione spesso obbligatoria per altre tipologie di esami come ad esempio la glicemia.

 

Come leggere l’emocromo?

Per capire i risultati di un emocromo è indispensabile saper interpretare le sigle con cui vengono indicati i singoli parametri:

  • Hb (Emoglobina): l’emoglobina è la proteina che porta legato a se un atomo di ferro, è responsabile del trasporto dell’ossigeno e costituisce il pigmento dei globuli rossi, ovvero è la proteina che conferisce al sangue la sua caratteristica colorazione rossa, valori di bassi di emoglobina sono in genere indice di forte, media o lieve anemia;
  • HCT (Ematocrito): che è un rapporto espresso in percentuale tra i globuli rossi e il volume totale del sangue. L’ HCT ci da un’indicazione sulla densità del sangue, infatti se i valori di HCT sono alti, vuol dire che il sangue è molto denso, se invece è basso, il sangue è più fluido;
  • RBC (Globuli rossi): indica il numero di globuli rossi o eritrociti presenti nel sangue. Una carenza di questi causa una condizione detta anemia, mentre un eccesso si definisce poliglobulia o eritrocitosi. Nel caso in cui i globuli rossi presentino delle dimensioni inferiori rispetto alla norma, allora si potrebbe sospettare un caso di anemia mediterranea;
  • MCV (Volume corpuscolare medio): indica il volume medio dei globuli rossi;
  • MCH (Emoglobina corpuscolare media ): indica la quantità media di emoglobina presente in ogni globulo rosso;
  • MCHC (Concentrazione emoglobinica corpuscolare media): corrisponde alla concentrazione media di emoglobina in un’unità di globuli rossi;
  • RDW (Ampiezza della distribuzione eritrocitaria), quindi la misura della variazione delle dimensioni degli eritrociti;
  • WBC (Globuli bianchi o leucociti): sono cellule che hanno la funzione di attivare le reazioni immunitarie e combattere le infezioni. Se il loro numero è meno del valore standard si parla di leucopenia, se invece i leucociti sono più elevati della norma, si parla di leucocitosi. Con la sigla WBC di solito viene indicata la quantità totale di leucociti, quindi i vari tipi. Il più delle volte in associazione all’emocromo viene chiesta anche la formula leucocitaria, ovvero il conteggio distinto dei leucociti suddivisi in neutrofili (NEUT), eosinofili (EO), basofili (BASO), monociti (MONO) e linfociti (LYMPH);
  • PLT (Piastrine): indica il numero di piastrine presenti nel sangue per millimetro cubo. Le piastrine sono gli elementi corpuscolati del sangue, responsabili della coagulazione del sangue. Si parla di piastrinopeniase la conta è inferiore al normale;
  • MPV (Volume piastrinico medio): indica la dimensione media delle piastrine, che ci permette di distinguere le piastrine più giovani, di dimensioni più piccole, da quelle più vecchie che risultano essere invece di dimensione più elevate;
  • PDW (ampiezza di distribuzione piastrinica), è un valore che indica il grado di variabilità delle dimensioni piastriniche, per cui quando questo valore è basso, significa che le dimensioni delle piastrine sono piuttosto uniformi, mentre se i valori sono alti vi è una notevole differenza di volume delle piastrine.
  • PCT (ematocrito piastrinico), è un valore che indica il volume che le piastrine occupano in un determinato volume di sangue.

 

Da non dimenticare:

I risultati dell’emocromo si compongono di un confronto tra i valori del sangue del paziente e i parametri di riferimento, per cui è abbastanza intuitivo individuare possibili anomalie, nonostante questo è importante precisare che la lettura delle analisi deve essere sempre eseguita dal Medico o Specialista che le ha richieste, il quale confronterà gli esiti e saprà interpretarli alla luce di sintomi o condizioni particolari.


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